Una bitter poco “bitter”!

Dopo svariate cotte eseguite nell’ottica degli stili “Pale Ale” era ora di un po’ di novità.
Ho quindi deciso di scrivere una ricetta in uno stile differente, ma senza allontanarmi troppo da quello finora fatto. In questo modo ho potuto sfruttare parte degli ingredienti già presenti in dispensa e soprattutto applicare l’esperienza acquisita con le precedenti cotte.

Mi sono quindi indirizzato verso lo stile Best Bitter poiché piuttosto semplice da brassare e non troppo distante dalle Pale Ale.

Di grande ispirazione per me è stato l’articolo scritto dal sempre ottimo Francesco Antonelli, blogger molto conosciuto in ambiente birrario e che seguo con assiduità nel suo sito “Brewing Bad” (link).
Ovviamente, siccome io sono io e sono fatto così, poi ho deciso di fare di testa mia 😆.

Ho colto l’occasione al volo per ritestare il lievito secco Safale S04 della Fermentis, un ceppo britannico ad alta fermentazione, questo è piuttosto discusso tra gli homebrewer: c’è chi lo apprezza e chi lo odia.
Noi lo usammo nelle nostre prime due cotte quando, ancora inesperti, non sapevamo a cosa saremmo andati incontro: l’S04 è infatti piuttosto difficile da gestire ed è praticamente impossibile se non si ha una buona camera di fermentazione.
Se lasciato a fermentare nella parte alta del range di temperatura di utilizzo (> 18°C) infatti, tende a rilasciare sapori piuttosto sgradevoli, all’epoca non lo sapevamo e gestimmo la fermentazione con un semplice cuscino riscaldante (era inverno) posto sotto al fermentatore in plastica.
Inutile dire che il risultato fu al limite della bevibilità!
Per la cotta ho deciso di introdurre le seguenti “novità” nel nostro modus operandi:
  • Riprendere ad utilizzare nella fase di boil l’hop spyder che avevamo fin prima accantonato in favore dell’utilizzo del luppolo in pellet libero: in questo modo abbiamo potuto rimuovere facilmente almeno una buona parte del luppolo prima di procedere con il whirpool.
  • Inoculo del lievito senza prima procedere alla reidratazione: anche questo è un argomento piuttosto discusso, c’è chi reidrata e chi non lo fa. Ero semplicemente curioso di vedere se c’erano differenze saltando questa fase.
  • Avvio della fermentazione a bassa temperatura: non avendo una sonda all’interno del fermentatore, la lettura della temperatura di fermentazione pare (da alcune discussioni nel Forum della Birra) essere piuttosto sfalsata. La sonda, posizionata liberamente all’interno della camera, leggerebbe una temperatura minore di circa 2 – 4 °C rispetto a quella effettiva del mosto. Con un lievito così delicato sotto questo aspetto non volevo rischiare e quindi sono partito a 16°C.
  • Diminuzione del tempo di abbattimento a freddo a fine della fermentazione: le ultime birre (fatte però con lievito US05) hanno sofferto di poca carbonazione, questo avviene da quando abbiamo introdotto l’abbassamento di temperatura prima dell’imbottigliamento. Ho pensato quindi di ridurre il periodo a bassa temperatura dai soliti 3 giorni a 3°C ad 1 giorno a 6°C (lo ammetto, le temperature le ho scelte un po’ “a sentimento” 😅).
  • Utilizzo del sifone per il travaso “pre-imbottigliamento”.

Tiriamo le somme

La birra è risultata di colore ambrato, anche se speravo che fosse più intenso (dovrò lavorare sul grist). La limpidezza mi ha sorpreso, a quanto pare questo lievito tende a depositarsi molto bene sul fondo migliorando la pulizia della birra.
Al naso la fa da padrona una nota di pesca piuttosto piacevole.

Il gusto è a mio parere troppo sbilanciato verso il malto: ritengo che l’impiego dell’hop spyder abbia ridotto molto l’utilizzo percentuale del luppolo, di conseguenza la birra è risultata troppo poco amara rispetto a quanto previsto, dovrò aumentare la quantità. Forse anche il malto Crystal Medium è troppo invadente: si sente troppo caramello e troppo biscotto. La prossima volta ne ridurrò la percentuale miscelandolo con del Crystal Light e correggendo il colore con un po’ malto tostato.

Nonostante l’aggiunta di zucchero per la rifermentazione sia stata minore rispetto alle precedenti cotte con l’US05, la schiuma questa volta c’è! Dobbiamo ancora lavorare sulla persistenza ma è comunque un passo avanti. Credo che comunque, oltre ad aver cambiato il profilo dell’abbassamento di temperatura, ciò sia dovuto al lievito diverso.

La fermentazione l’ho proprio cannata: partendo ad una temperatura così bassa, è partita molto a rilento. Ho poi tentato di correggere alzando a 18°C ma la prima fase potrebbe aver “stressato” troppo il lievito. E’ proprio necessario che dotiamo il nostro fermentatore di un pozzetto per la sonda in modo da avere una lettura il più possibile precisa e andare a colpo sicuro.

Nel complesso è una birra che non mi ha soddisfatto appieno, ma per essere la prima bitter non c’è male. Direi che è una base di partenza e che bisognerà rifarla a breve, per vedere se i miglioramenti che ho ipotizzato sono veramente efficaci.
Per dovere di cronaca posto qui di seguito la ricetta seguita:

BEST BITTER.pdf

Buona birra a tutti e come sempre… Forza Baroni 💪!!!!

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